I pellegrini, che qui vengono attratti da fede ma anche da legittima curiosità, vorrebbero non solo sentire, ma vedere, contemplare con i loro occhi la scena dell'Apparizione e la vorrebbero raccontata nei più minuti particolari, magari colorando di fantasia un fatto così santo e così semplice. ''Dov'è, domandano, la scala della Madonna, quando venne quassù a Boccadirio? e dov'é la vaschetta dove si rinfrescò il viso? e il faggio su cui si fece vedere?''. Cose tutte create dalla fantasia, interpretando poeticamente alcune cascatelle della vallata che sale al santuario. Del resto la storia non s'inventa, ma esige validi argomenti. E Boccadirio questi li possiede, tanto che un valente e appassionato studioso della storia locale e del santuario, il prof. Paolo Guidotti, ebbe a dire, come a conclusione delle sue indagini: "Per quanto io ne conosca, pochi santuari della regione hanno una fondattezza storica come questo della Madonna delle Grazie".
Senza minimizzare una solida tradizione di ben cinque secoli, e l'atmosfera di grazie che avvolge questo luogo, l'Archivio di Stato di Bologna ci dà la prima e più antica testimonianza: una "LETTERA" così detta dell' "ANONIMA" che dal contesto, risulta scritta verso il 1580 da una monaca del convento di Santa Caterina in Prato quello di suor Brigida - quando il ricordo della veggente era ancor vivo, essendo ancor vive - dice la lettera - alcune suore vissute con Lei. L 'altro documento, derivato fondamentalmente da questo, ma più ampio, scritto con sobrietà e senso critico, è l'"ORIGINE" della Madonna di Boccadirio di Don Lorenzo Amorotti, parroco di Castiglione dei Pepoli dal 1609 al 1621, anno della sua morte.
Due vocazioni sante
L'"Origine" dell'Amorotti continua a narrarci la vita dei due fortunati veggenti; più in breve quella di Donato, assai più estesa quella di Cornelia, per la sua maggiore incidenza sull'avvenire di Boccadirio.
Donato si dà con serietà e profitto agli studi ecclesiastici. Ordinato Sacerdote nel 1496 (secondo recenti documenti) fu per diverso tempo cappellano a Castiglione dei Pepoli. In seguito, nel 1531, diventa parroco a S. Pietro di Cirignano, nel Mugello, dopo una vita santa e operosa, muore nel 1548.
Ancor oggi, dopo cinque secoli, si conserva viva, in quella che fu la sua parrocchia, la memoria di questo degno sacerdote. Cornelia invece, dopo appena tre anni dall'apparizione, - come ci assicura la Lettera dell'Anonima - quasi impaziente di realizzare i disegni di Maria santissima, si porta con i genitori in Toscana, in cerca del convento a lei additato in visione.
Dopo aver inutilmente visto molti luoghi, va a Prato, e qui ... dinanzi al monastero di S. Caterina da Siena a Porta Leone, ''ricordatasi della visione, dice la Lettera, asseriva averlo veduto manifestamente come egli propriamente sia'.
Questa affermazione ci sorprende alquanto, perché altri documenti affermano che il monastero in Porta Leone fu iniziato solo a partire dal 1507, e proprio ad opera della stessa Cornelia (suor Brigida).
In realtà Cornelia entrò nel ''convento'' del Terz' Ordine di S. Domenico di Paola Vernati, e solo più tardi l'intera comunità si trasferì al monastero di S. Caterina.
Comunque Cornelia fu subito accettata e, ''vestita dell'abito monacale", ricevette il nome di suor Brigida, diventando " in breve tempo, chiaro specchio e vivo esempio di bontà a tutte le altre monache''.
La Madonna la voleva là non solo perché si facesse santa, santi ci si deve fare in ogni luogo, ma perché aveva - a nostro avviso - due missioni da compiere.
Primo: rialzare, sviluppare e difendere le sorti della sua famiglia religiosa, "le Monache di Santa Caterina da Siena"; secondo: provvedere di mandare ai suoi cari monti, dove aveva contemplato il volto della Madre di Dio, quell'immagine che formerà l'anima, il cuore del suo san- tuario A trent'anni - continua a dirci la Lettera - suor Brigida venne eletta Priora succedendo alla fondatrice Monna Paola Vernati.
Non è nostro intento soffermarci sull'operosità saggezza di Madre Brigida, che a Prato, popolo e autorità esaltavano come santa e donna di gran talento. Non possiamo tuttavia sorvolare su un episodio tragico "il Sacco di Prato" nei quale suor Brigida ha avuto un ruolo importantissimo, e del quale si ha, nel santuario, un ricordo visivo, nella pittura che orna il presbiterio.
Il grande prodigio
Intanto che cosa avviene nella terra di Baragazza dopo l'apparizione?
L'"Origine" scrive:
"Andarono i due putti alle case loro e raccontarono a tutti, con molto giubilo ed allegrezza, l'apparizione e rivelazione avuta... A si fatto avviso tutto quel popolo, come dedito alla spirituale devozione e come ben allevato nel timore di Dio e della sua Santissima Madre, diede prontissima fede e subito cominciò a fabbricare in detto luogo, dove la Madonna parlò ai due putti, una picciola chiesetta".
Questo primo edificio rimase poi a lungo come ricordo, e venne demolito solo verso la metà del '600. Da questa descrizione risulta che il popolo di Baragazza, per ubbidire all'invito della Vergine, costruì subito una "picciola chiesetta" che venne situata sulla destra del rio Davena, da dove i fanciulli avevano visto la Madonna, apparsa sul balzo roccioso della riva opposta e scesa a parlare con loro.
Ma in realtà non era quello il sito inteso dalla celeste Signora; per cui quando - circa vent'anni dopo - vi deposero la ''Santissima immagine", mandata dalla veggente suor Brigida, questa, più volte, si fece trovare, al mattino seguente, sulla balza al di là del torrente, dove effettivamente "la Madonna era stata veduta dai due putti".
Da qui la convinzione che proprio su questa balza si dovesse costruire il tempio richiesto, per cui si diede subito mano alla nuova costruzione; infatti, afferma la Lettera dell'Anonima, "ancorché gli Terrazzani la ritornassero nel detto tabernacolo, sempre nella grotta la ritrovavano, sinché, inteso per tal segno la sua volontà... cominciarono a fare un 'altro tabernacolo". Questo tabernacolo, chiamato "Maestà di suor Brigida" , nella seconda metà del '500 verrà sostituito dalla nuova chiesa, costruita arditamente "archi su archi'', in modo che l'altare maggiore, con l'immagine prodigiosa, restasse esattamente al posto della ''Maestà'' precedente. Questa chiesa non avrà ancora la completezza della forma attuale, la quale, come si può dedurre da un insieme di elementi, sarà raggiunta solo verso la metà del '600 e sarà poi arricchita da un portico sulla fine dello stesso secolo. Quando infatti, nel 1692 il Cardinale Giacomo Buoncompagni fa la visita pastorale, ha parole di ammirazione per il magnifico e splendido loggiato della facciata e del chiostro, il quale ultimo, però nelle sue due porte monumentali di Nord e di Sud, verrà completato solo nel 1720, come ricordano alcune date incise su pietra. Nel contempo, nelle immediate vicinanze del santuario, insieme con il loggiato fu costruito un grande edificio "l'Osteria Grande" dove i devoti potevano trovare vitto e alloggio.
In questi ultimi tempi, questo edificio è stato ampliato e ordinato; oggi serve da ristorante e da bar per pellegrini e visitatori del Santuario. D'estate poi vengono messe a disposizione numerose camere, per coloro che desiderano godere un po' di quiete tra questi monti. Ci piace ora ricordare, la ricorrenza del IV Centenario dell'apparizione, nel 1880. In tale occasione la prodigiosa immagine venne solennemente incoronata per le mani del Cardinale Parrocchi, circondato da numerosi Vescovi e da una enorme folla osannante. A ricordo di questo avvenimento, vennero iniziati i lavori di restauro definitivo della facciata della chiesa nella forma attuale.
Pellegrinaggi e visite
Accoglienza e preghiera al santuario.